L’Autorità indipendente contro la corruzione di Cipro ha indicato l’ex presidente Nicos Anastasiades e altre quattordici persone e entità nell’ambito di una vasta indagine su presunti episodi di corruzione. L’inchiesta, durata due anni e mezzo, è stata avviata a partire dalle accuse contenute nel libro del 2022 “Mafia State” del giornalista investigativo Makarios Drousiotis.
L’annuncio dell’autorità, diffuso martedì (16 giugno), rappresenta un passaggio rilevante per il piccolo Stato membro dell’Unione europea, che proprio in questo periodo detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione e che negli ultimi anni è stato più volte al centro di critiche per scandali legati ai cosiddetti “passaporti d’oro”, crisi bancarie e presunti intrecci tra politica, affari e interessi oligarchici. Nel caso in cui le conclusioni dell’indagine dovessero confermare ipotesi di reato, gli atti saranno trasmessi al procuratore generale per l’eventuale avvio di procedimenti penali.
Tra le persone e le entità coinvolte figurano lo stesso Anastasiades, presidente di Cipro dal 2013 al 2023, il suo ex studio legale Nicos Chr. Anastasiades & Partners e due suoi avvocati, un giudice in carica insieme ad alcuni ex alti funzionari della giustizia, un importante studio legale cipriota e uno dei suoi partner, l’oligarca russo Dmitry Rybolovlev, oltre a ex ministri, parlamentari, banchieri e membri delle forze dell’ordine.
L’ex presidente è sottoposto al livello più ampio di contestazioni, con sette capi d’accusa che includono il traffico di influenze in tre diversi episodi, abuso di potere e altri reati correlati. Anche il suo ex studio legale e alcuni suoi collaboratori risultano coinvolti in ipotesi di traffico di influenze e riciclaggio di denaro.
L’inchiesta affonda le sue radici nelle rivelazioni contenute nel libro di Drousiotis, che descrive un sistema in cui, durante la presidenza Anastasiades, politica, servizi legali e interessi economici – in particolare legati a soggetti russi facoltosi – si sarebbero intrecciati in modo opaco, fino a configurare, secondo l’autore, una sorta di Stato mafioso. Gran parte delle accuse si concentra sulla gestione di casi giudiziari di alto profilo, tra cui il divorzio del miliardario russo Dmitry Rybolovlev e presunti favoritismi concessi a figure influenti.
Secondo le ricostruzioni del libro, le autorità cipriote, comprese forze di polizia e ambienti vicini alla presidenza, avrebbero agevolato azioni favorevoli all’oligarca, tra cui l’arresto nel 2014 della sua ex moglie con accuse controverse legate a un anello di diamanti. In cambio, Rybolovlev avrebbe fornito benefici personali ad Anastasiades, tra cui viaggi su jet privati. Questi elementi rientrano tra i sette capi d’accusa ora al vaglio dell’autorità anticorruzione, che sta esaminando il presunto intreccio tra rapporti personali, potere politico e interessi economici stranieri in un piccolo Stato membro dell’Unione.
Il caso assume una rilevanza che va oltre i confini ciprioti, anche perché l’isola è da anni al centro di dibattiti europei sulla trasparenza finanziaria e sul ruolo di hub per capitali e cittadini extra-UE, come dimostrato dalle polemiche sui “passaporti d’oro” e dalla crisi bancaria del 2013. Questi scandali hanno già inciso sulla reputazione del Paese a livello europeo e internazionale.
L’Autorità anticorruzione ha concluso una delle indagini più estese mai condotte a Cipro, con centinaia di audizioni e migliaia di documenti esaminati. Il suo ruolo resta però esclusivamente investigativo: la decisione finale sull’eventuale esercizio dell’azione penale spetterà al procuratore generale.
Mentre Cipro continua a confrontarsi con le pressioni dell’Unione europea sul rafforzamento dello Stato di diritto, l’inchiesta evidenzia ancora una volta le fragilità di sistemi in cui relazioni personali e politiche possono incidere sul funzionamento delle istituzioni, un tema che Bruxelles segue con crescente attenzione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

